Quel ramo (del Pdl) del lago di Como

Primarie aperte, guerreggiate su piattaforme alternative. Per una volta quella graziosa periferia lacustre dell’impero nazionale e lombardo che è Como, fa segnare una scossa politica di rilievo. La città lariana è infatti la prima, nella regione del governatore Formigoni ma anche della genesi del berlusconismo, a prevedere primarie del PdL per decretare il candidato sindaco delle prossime comunali di maggio. di Giovanni Sallusti Leggi Ora i republicones non hanno paura del Cav. in sé, ma del Cav. in Monti
20 AGO 20
Immagine di Quel ramo (del Pdl) del lago di Como
Primarie aperte, guerreggiate su piattaforme alternative. Per una volta quella graziosa periferia lacustre dell’impero nazionale e lombardo che è Como, fa segnare una scossa politica di rilievo. La città lariana è infatti la prima, nella regione del governatore Formigoni ma anche della genesi del berlusconismo, a prevedere primarie del PdL per decretare il candidato sindaco delle prossime comunali di maggio. Ma il sugo appetitoso della storia che andrà in scena il 4 marzo, quando il popolo liberale e moderato locale, storicamente maggioritario, si esprimerà, sta nei due profili in gioco. Guardata così, la contesa perde il suo carattere localistico, che comunque attiene a un capoluogo di provincia dal 1994 saldo Mugello del centrodestra, e si fa paradigma dello stallo nazionale, dei pesi che gravano sul PdL e delle possibili vie d’uscita. I due sfidanti infatti (il sindaco uscente Stefano Bruni, ciellino, è al secondo mandato) incarnano senza mezzi termini le due facce odierne del partito berlusconiano: l’apparato burocratico e il pragmatismo “leggero”. Le tessere e le idee, se volete. Laura Bordoli, revisore dei conti in Comune, è sostenuta dai vertici del partito, che in riva al lago si coagulano poi nell’asse tra la componente degli ex An e la filiera di Cl.
Il senatore Alessio Butti da un lato e l’ex sindaco Bruni dall’altro sono i due principali garanti locali del patto. L’area monopolizza tutta la liturgia del coordinamento provinciale (Butti è il coordinatore, l’assessore provinciale Patrizio Tambini, sempre Cl, il suo vice) e maneggia saldamente le leve della macchina del partito, dell’amministrazione e del sottobosco di municipalizzate.

Di fronte, c’è una candidatura sorta con veemenza imprevista, sull’impatto del carisma personale, di alcuni risultati raggiunti, e di un consenso d’opinione, più che di militanza. E’ quella di Sergio Gaddi, attuale assessore alla Cultura, noto nel microcosmo (ma non solo, ché l’evento è saldamente tra i primi in Italia nel settore) come l’inventore delle “grandi mostre di Villa Olmo”. Perla neoclassica in riva al lago, Villa Olmo è diventata sede di esposizioni d’eccellenza internazionale e, soprattutto, d’indotto economico e turistico. Un’operazione di politica culturale che è sorta per esclusiva intuizione di quest’assessore eretico, urticante, “sgarbesco” secondo alcuni. Del resto, Vittorio Sgarbi, presentando l’ultima “grande mostra” su Boldini e la Belle Epoque, se ne uscì con un “Sergio Gaddi è uno dei miei discepoli”. Ma, tratti guasconi a parti, Gaddi è anche antropologicamente un berlusconiano, uno che da laureando bocconiano si presentò ad Arcore per parlare della sua tesi, “La dimensione creativa del gruppo Fininvest”. Il Cavaliere arruolò il giovane per il partito che stava costruendo, e lo spedì nell’ottobre 1993 a Milano, in viale Isonzo, nello staff dedito alla formazione dei candidati. Da allora, la gavetta successiva fino all’assessorato è stata tutta orientata da quell’incontro, da quell’innamoramento di fronte alla nascente Forza Italia. Mai una corrente in cui intruppare il motto della rivoluzione liberale, mai un padrino nel Politburo a cui aggrapparsi. Un amante dell’eufemismo direbbe che non è gradito all’apparato locale, per di più connotato da due esperienze, quella della destra storica e quella del movimento ciellino, estranee allo spirito originario, e nuovista, del ’94. Allora, questa piccola città si fa davvero specchio dell’aut-aut che s’impone al PdL. Apparato o efficienza, congressi o visioni, tattica o politica.
di Giovanni Sallusti